
Giuseppe Cesare Abba (Cairo Montenotte, 6 ottobre 1838 – Brescia, 6 novembre 1910) è stato uno dei più celebri scrittori e patrioti del Risorgimento italiano, noto soprattutto per aver immortalato la spedizione dei Mille e l’epopea garibaldina nelle sue opere.
I primi anni e la formazione
Nato a Cairo Montenotte da Giuseppe, di professione maniscalco, e Gigliosa Perla, sarta, la sua famiglia portava originariamente il cognome Abbate, divenuto poi Abbà con il nonno Francesco e infine Abba con il padre. Tra il 1849 e il 1854 compì gli studi ginnasiali presso il collegio degli Scolopi a Carcare, dove fu allievo di padre Atanasio Canata. Quest’ultimo fu per lui un grande educatore e “svegliatore di ingegni”, trasmettendogli un profondo amore per le lettere classiche, la filosofia e lo spirito patriottico.
Dopo aver terminato il ginnasio nel 1854 con il titolo di “principe” dell’Accademia del collegio, si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Genova, che abbandonò in breve tempo. Nel 1859, desideroso di prendere parte attiva alle lotte risorgimentali, si arruolò volontario nei cavalleggeri d’Aosta Cavalleria a Pinerolo. Questa prima esperienza militare si rivelò tuttavia deludente: il suo reggimento rimase di riserva a Melzo e Abba non poté partecipare ai combattimenti di Solferino e San Martino. Fu congedato nell’ottobre dello stesso anno.
L’epopea garibaldina e l’impegno civile
Dopo un breve soggiorno a Parma nell’aprile 1860, Abba decise di unirsi alla spedizione guidata da Giuseppe Garibaldi. Il 5 maggio 1860 si imbarcò da Quarto con i Mille. Inquadrato come soldato semplice nella VI compagnia guidata da Giacinto Carini, fu promosso furiere maggiore e infine sottotenente. Si distinse per il suo valore nei combattimenti di Calatafimi, ottenne i gradi di ufficiale durante la presa di Palermo e ricevette una menzione onorevole nella battaglia del Volturno. Durante la spedizione, Abba annotò giorno per giorno i fatti su un taccuino (pubblicato solo nel 1933).
Nel 1861 rientrò a Cairo Montenotte, dove collaborò alla fondazione della Società Operaia di Mutuo Soccorso della Val Bormida, un’iniziativa fondamentale per l’emancipazione sociale della popolazione locale. Nel 1862 si trasferì a Pisa per dedicarsi agli studi storici e letterari. In quegli anni di fervore culturale e politico, scrisse il poemetto romantico Arrigo. Da Quarto al Volturno, pubblicato nella primavera del 1866.
Nel 1866 rispose nuovamente alla chiamata alle armi di Garibaldi per la Terza guerra d’indipendenza, venendo incorporato come luogotenente nel 7º Reggimento del Corpo Volontari Italiani. Nella battaglia di Bezzecca (20 luglio 1866) meritò la medaglia d’argento al valor militare per aver salvato due pezzi d’artiglieria sotto il fuoco nemico, rifiutando invece con grande modestia la croce al merito di Savoia ritenendola superiore ai propri meriti.
Gli anni di Cairo Montenotte e la vita familiare
Nel 1867, dopo aver tentato invano di raggiungere i garibaldini per la campagna di Mentana, si ritirò a Cairo Montenotte, dove visse anni di intenso impegno civile. Fu consigliere comunale e sindaco di Cairo per nove anni, dedicandosi attivamente a migliorare l’istruzione elementare, l’edilizia pubblica, l’igiene e a introdurre moderni metodi nell’agricoltura locale. Nel 1869, già maestro massone, fu tra i fondatori della Loggia Sabazia di Savona.
La sua vita fu segnata anche da vicende familiari dolorose: nel 1871 perse l’amata madre e nello stesso anno sposò la cugina Rosa Perla, dalla quale ebbe quattro figli. Nel 1875 pubblicò il suo unico romanzo storico, Le rive della Bormida nel 1794.
Il successo letterario e l’insegnamento
Incoraggiato dal fraterno amico Mario Pratesi e soprattutto da Giosuè Carducci (con cui era in stretto contatto), Abba rielaborò le note e i diari della spedizione dei Mille per dar loro una compiuta veste letteraria. Nel 1880 pubblicò la prima edizione delle Noterelle d’uno dei Mille edite dopo vent’anni. L’opera, ampliata nel 1882 con il titolo Da Quarto al Faro e giunta alla sua veste definitiva nel 1891 come Da Quarto al Volturno. Noterelle d’uno dei Mille, è considerata un capolavoro della prosa risorgimentale per la sua capacità di fondere la precisione cronachistica con un tono epico e fiabesco.
Nel 1881, grazie all’interessamento di Carducci, ottenne la cattedra di italiano presso il liceo “Evangelista Torricelli” di Faenza. Nel 1883 fu colpito dal lutto per la perdita della moglie Rosa. L’anno successivo, nel 1884, vinse la cattedra presso l’Istituto tecnico “Niccolò Tartaglia” di Brescia, città dove si stabilì definitivamente, risposandosi con Teresita Rizzati (figlia di un docente garibaldino). A Brescia insegnò per 26 anni, diventando un preside stimatissimo, consigliere comunale e socio effettivo dell’Ateneo di Brescia dal 1889.
Gli ultimi anni e l’eredità
Divenuto ormai un simbolo vivente dell’Italia eroica e del Risorgimento, Abba tenne importanti discorsi ufficiali (tra cui la commemorazione di Garibaldi in Campidoglio a Roma nel 1907) e scrisse numerose opere storiche e divulgative dedicate all’educazione dei giovani e del popolo.
Nel maggio del 1910 compì un ultimo e commovente viaggio in Sicilia per il cinquantenario dello sbarco dei Mille. Il 5 giugno 1910 fu nominato Senatore del Regno d’Italia. Morì improvvisamente a Brescia il 6 novembre 1910, all’età di 72 anni. Dopo solenni funerali a Brescia, la sua salma fu trasportata nel cimitero di Cairo Montenotte per riposare accanto ai familiari.
A testimonianza della sua statura letteraria, nel 1981 è stato istituito per decreto presidenziale il Comitato per l’Edizione Nazionale delle Opere di Giuseppe Cesare Abba con sede presso l’Ateneo di Brescia, che ha completato la pubblicazione della sua intera produzione in 10 volumi nel 2014.
